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Hail to the Metal (Gods)!
Tre anni dopo “Land Of The Free II”, un po’ in sordina, è tornata la mitica band di Kai Hansen con un album che già dal titolo si presenta come una sorta di “tributo” alla musica Metal. Il precedente album era un prodotto di buona fattura anche se forse, ai tempi, non aveva incontrato i gusti di tutti i fan dei Gamma Ray però, dal canto mio, non posso proprio lamentarmi riguardo a quel disco in quanto rimase nel mio stereo per moltissimo tempo. L’unica rogna erano i continui richiami ad altre celebri canzoni Metal (in primis degli Iron Maiden); una cosa sicuramente non voluta dalla band ma che influenza negativamente l’ascolto di un album.
Comunque, se Land Of The Free II mi era piaciuto moltissimo, ”To The Metal!” non è riuscito a colpirmi in egual modo. Sento molto la mancanza di canzoni sullo stile di “Opportunity” ed “Insurrection”, brani molto estesi come minutaggio ma anche molto “atmosferici”; oppure quelle canzoni diciamo così “più semplici”, ma dal grande impatto sonoro come Into The Storm. Insomma, la precedente release dei Gamma Ray la trovavo molto più ragionata e soddisfacente. To The Metal comunque, sotto certi aspetti, mi è piaciuto ma, allo stesso tempo, mi ha anche deluso. Canzoni come la velocissima Rise, Mother Angel, Deadlands, No Need To Cry, Time to Live o la spettacolare All You Need To Know (ospite speciale Michael Kiske!) fanno chiaramente capire di che pasta sono fatti i Gamma Ray ma purtroppo, alternati a questi episodi, ci sono canzoni che si presentano come semplici brani di Power/Heavy Metal “generico”.
A spezzare il ritmo del disco poi ci pensa quella che secondo me è la peggior canzone che i Gamma Ray potessero comporre: la titletrack “To The Metal!”. Gli stessi Gamma Ray hanno dichiarato sul loro sito ufficiale che, la titletrack di questo album, è stata definita, da parte dei fan, come “un brano indispensabile”. Potrà anche essere ma io non capisco proprio il senso di questa affermazione. To The Metal dovrebbe essere l’ennesimo inno al Metal composto da Hansen e soci ma non era per niente indispensabile anzi, era decisamente evitabile! Dopo una Heavy Metal (Is The Law) composta ai tempi degli Helloween ed una spettacolare “Heavy Metal Universe” inclusa in quel capolavoro di Powerplant era così indispensabile comporre un altro inno che alla fine più che un inno sembra un tributo a Metal Gods dei Judas Priest? Confrontate le due canzoni e ditemi se non si assomigliano…forse ancora peggio dello scopiazzamento di Sabbath Bloody Sabbath ai tempi di Majestic (ma almeno quello era un disco fatto bene nel suo complesso…). E non venitemi a dire che i Gamma Ray non hanno mai sentito i classici di queste due band perché non ci credo.
Ed ecco ancora che, dopo vari ascolti, si nota qualcosa di già sentito in questo album. Eh si, ancora richiami ad altre band; fortunatamente non così evidenti come nel precedente album, però comunque presenti. Quindi non ci vorrà tanto a notare per l’ennesima volta influenze derivanti dagli Iron Maiden o gli evidenti richiami “Dream Theateriani” di Deadlands. A questo va aggiunta una grave mancanza di idee; non sarà raro infatti imbattersi in sonorità che paiono esser state ripescate dalla vasta discografia della band, rielaborate e servite all’ascoltatore sotto una nuova veste.
Concludendo; dopo tre anni trascorsi dalla pubblicazione del precedente album mi aspettavo sicuramente qualcosa in più. To The Metal è un album discreto che con certi brani vi regalerà sicuramente delle piccole soddisfazioni ma, purtroppo, vi mostrerà anche le lacune che risiedono nel song-writing abbinate ad una grave mancanza di idee. To The Metal non è un album brutto ma è Power Metal nella norma e, da fan di questa band, so che Kai & co possono fare di più, molto di più. Insomma non so se questo album deluderà o meno i fan della band però a me ha fatto questa impressione.
GAMMA RAY
HELLOWEEN
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Che serata quella di ieri! Adoro questi eventi dove si esibiscono alcune delle migliori Metal band italiane in una sola occasione. Ovviamente, da grandissimo fan dei Trick Or Treat, ero là quasi solo per loro ma ero molto curioso di vedere sia i The Clairvoyants che i Killing Touch di Michele Luppi (ex-Vision Divine). L’evento si è svolto a Casteggio (provincia di Pavia) a quello che prima si chiamava “New Thunder Revolution”, ora rinomato in “Fabbrika della Musica 24”. Ieri sera quindi, accompagnato dal mio grande amico Lorenzo (che ringrazio moltissimo per aver partecipato al concerto anche se il Metal non è proprio il suo tipo di musica preferita) ci siamo avviati a Casteggio per una serata a suon di buona musica. Ero già consapevole del fatto che questo sarebbe stato un grande evento e così è stato.
ruota da Time For Us All. Come sempre i simpatici Trick sprizzano allegria da tutti i pori e sono in grande forma. Ovviamente però, a causa del tempo concessogli, saranno costretti a proporre una scaletta “ridotta” e ad evitare qualche siparietto (come quello che coinvolge Silvano il Rettiliano). Ciò però non toglie nulla alla loro esibizione visto che la musica è sempre di alta qualità e le battute di Alessandro Conti mettono sempre di buon umore il pubblico. Tra le altre canzoni abbiamo avuto modo di sentire le immancabili cover di Girls Just Want To Have Fun e Robin Hood accostate ad altri classici pescati dal repertorio della band come Loser Song ed una Take Your Chance che vede come ospite speciale Michele Luppi; quest’ultimo ci regala un fantastico duetto con Alessan
dro. Due dei migliori cantanti della scena Metal italiana (diciamo anche mondiale va..) sono sul palco e ci degnano di una Take Your Chance praticamente identica all’originale (canzone presente sull’ottimo
spesso di sentir dire che i Clairvoyants sono la migliore cover band italiana dei Maiden ma, quando entra in ballo il nome delle leggende dell’Heavy Metal, bisogna sempre valutare di persona. La band ci propone diversi cavalli di battaglia degli Iron quali The Trooper, Rime Of The Ancient Mariner, Wasted Years e The Number Of The Beast. Tutto è ricreato alla perfezione, la voce del cantante è qualcosa di strabiliante. Arrivare a cantare come Bruce non è una cosa semplice ma Gabriele ci si avvicina molto riproponendo anche le movenze e le frasi tipiche del singer dei Maiden. Sul lato strumentale nulla da rimprovera
re, i due chitarristi macinano riff ed assoli perfetti sulle loro Les Paul come se fosse la cosa più semplice del mondo. Stesso discorso per il bassista che ci degna di quell’inconfondibile sound che ha reso celebre il grande Steve Harris. Per quanto riguarda la batteria, c’è una brutta notizia. Infatti Manuel si è infortunato il giorno prima cadendo dal palco e di conseguenza non ha potuto partecipare all’evento. A salvare la band è arrivato però un altro batterista di una band della quale purtroppo mi sfugge il nome. Ebbene, anche se con un solo giorno di preavviso (o forse meno), quel batterista accompagna alla grande tutte le canzoni anche se ovviamente non si è potuto imparare i brani composti dai Clairvoyants in così poco tempo a disposizione quindi, almeno per questa serata, dovremo fare a meno di sentire dal vivo le loro canzoni. Si chiude questa fantastica esibizione con l’epica Fear Of The Dark. Una canzone tutto sommato non troppo difficile ma, quando si tratta di ricreare il l’atmosfera di quel brano non è una cosa molto facile. I The Clairvoyants invece riescono a riproporre tutto al meglio.
quest’ultimo ha tagliato i ponti con i Vision Divine. Quello dei Killing Touch è un progetto molto interessante e, viste le numerose date sostenute negli ultimi mesi dalla band, devo immaginare che la loro musica piaccia veramente tanto. Io avevo preso il loro disco tempo fa ma, dopo qualche ascolto un po’ distratto, lo avevo messo in disparte, salvo ripescarlo una decina di giorni fa in preparazione di questo concerto. Diciamo che inizialmente quell’album non mi piaceva moltissimo, era un po’ troppo “intricato” per i miei gusti però in questi ultimi giorni sono riuscito ad apprezzarlo moltissimo. Oltretutto mi è piaciuta molto la storia
narrata dal concept, incentrato sul romanzo “La Zona Morta” di Stephen King. I Killing Touch, con One Of A Kind, hanno confezionato un sound fenomenale che varia dal Power melodico all’Hard Rock, il tutto con un retrogusto Prog. Trovo la loro musica molto espressiva anche se purtroppo non mi sono entrate in testa tutte le canzoni, per cui, in fase “live”, non sono riuscito a collegare alcuni brani al loro rispettivo titolo. Ricordo però con piacere (sempre se non confondo i titoli) The Danger Zone, Thy Will Be Done, One Of A Kind (ottima!!) e The Touch. A completare il tutto è arrivata anche “La Vita Fugge”, pescata da quel capolavoro di nome Stream Of Consciousness (Vision Divine), spezzata alla fine da un divertente siparietto dove Luppi scherzava con il pubblico. Infine si è chiusa la serata sulle note di Burn dei Deep Purple cantata ad alta voce dai presenti. 